Trattato sul come evitare il Militare ad uso ed abuso delle nuove generazioni. (considerando in particolare l'opzione espatrio)



Onesto Lusso per la NPU
si prega di diffondere a volonta
'

La visita di leva
Cento ragioni per non fare ne' il servizio militare ne' quello civile
Obiezione totale
Opzione depressione
Opzione espatrio
E poi?
Note e Commenti



NOTE:
RESPONSABILITA
' della NPU

Quanto segue e' stato scritto da Onesto Lusso. Il testo esprime le sue opinioni personali. Ne' la Nottingham Psychogeographical Unit, ne' alcuno dei suoi componenti, ne' questo server possono essere ritenuti responsabili del seguente testo.
RESPONSABILITA' dell'autore
Quanto segue si basa sulla mia esperienza personale. Da allora la legge puo' essere cambiata, non lo so e al momento non ho il tempo ne' la possibilita' di controllare. Questo pezzo l'ho scritto con l'intenzione di ispirare chi si trovi in una situazione paranoica come quella di dover far la naja. Usatelo come spunto di partenza. Nulla puo' rimpiazzare una ricerca personale adattata alle particolari esigenze/situazioni di ciascun individuo. In fede.

INTRODUZIONE
Allora, incominciando dall'inizio. Come quasi tutte le persone che conosco all'eta' di diciott'anni avevo la paranoia del militare. Ovvero del non volerlo fare. E neanche l'obbiettore. Avevo sentito parlare della possibilita' di ottenere un congedo espatriando ed ho iniziato a fare un po' di ricerche. Mi c'e' voluto quasi un anno e mezzo, ma alla fine ce l'ho fatta. Questo e' successo quasi sei anni fa. Ora vivo ancora all'estero, per scelta mia, perche' la possibilita' di rimpatriare in 'nero' c'e' e c'e' sempre stata. In ogni caso mi avvicino al traguardo del ventiseiesimo anno d'eta', quando ricevero' il congedo definitivo.

In questi sei anni ho incontrato un sacco di giovani con la stessa paranoia. Anarchici di convinzione, ma senza lo spirito da martire che ci vuole per fare obiezione totale come gesto politico. In questi casi, l'opzione espatrio (con rientro in nero) mi sembra la soluzione piu' sensata.

Questo senza toglier nulla a chi sceglie di far lotta politica con l'obiezione totale. Massimo rispetto. Anzi, dedico sto' scritto propio a chi e' in prigione, liberta' ai compagni arrestati e in culo allo Stato.

Nella mia disperata ricerca per una scappatoia dal servizio, due sono stati gli ostacoli principali in cui mi sono imbattuto: la reticenza e in alcuni casi addirittura il rifiuto dei militari al fornirmi le informazioni di cui avevo bisogno, e il circolare di miti e leggende popolari tutti tesi a dimostrare l'inutilita' dei miei sforzi. Frasi del tipo "se fosse vero lo farebbero tutti", mi son state rivolte piu' di una volta da un po' tutti. Non so da dove queste leggende vengano e non sono un seguace della teoria del complotto, pero' mi chiedo...




LA VISITA DI LEVA.
Innanzitutto uno, se puo', prova a farsi scartare alla visita, esagerando una malattia o deformita'. Lasciando perdere la martellata sui piedi che propio non mi sembra il caso, qualsiasi condizione medica puo' essere opportunamente esagerata.

Bisogna qui sfatare il mito del sotto peso. Io, magro, ci speravo. Per far bene la mia parte ho smesso di mangiare per un po' prima della visita. Conosco gente che ha smesso quasi completamente ed e' andata avanti un mese ad anfetamine. Niente. Ricercando fra le leggi ho poi scoperto che per essere esonerati per mancanza di peso bisogna:

"..." vedi nota

Il sotto peso (come il resto della legge), viene usato dai militari per scartare chi vogliono loro e a loro discrezione (i paraculati). Una leggenda dice che questo potere di scarto viene usato anche nel caso in cui la leva sia 'troppo numerosa'. Forse. Ho i miei dubbi. Sarei piu' propenso a credere che nel caso ci siano 'troppi' potenziali soldati la tendenza sia di rimandarli a un anno o a non farli abili di prima.

Se uno non ha un cazzo fuori posto fisicamente, puo' provare a fallire il test psicologico, il che e' facilissimo. Il problema e' che lo sanno. Io ho fallito il test e il passaggio successivo era la visita dallo psicologo, il quale, senza neanche alzare la testa, mi ha certificato come mentalmente sano in meno di mezzo minuto. Mi chiedo ancora cos'avrebbe fatto mi fossi messo a spaccargli l'ufficio in preda a crisi isterica. Son sempre quelle cose che ti vengono in mente dopo. Penso che fallire il test puo' funzionare solo se e' parte di un'inscenata generale mirata all'articolo depressione (vedi poi).

In generale e' molto difficile farsi scartare alla visita. E' possibile pero' farsi rinviare per un motivo o per l'altro a un anno dopo e continuare cosi' finche' si e' scartati o fatti abili di quarta.

Passata la visita a pieni voti si e' abili di prima.
Ora le scelte possibili sono tre (a meno di improvvisi incidenti, fratture, malattie):
1 Fare il Servizio Militare
2 Fare il servizio Civile
3 Evitare entrambi




CENTO RAGIONI PER NON FARE NE' IL SERVIZIO MILITARE NE' IL CIVILE
Anzi no. Ne basta una. Perche' farlo se non si e' d'accordo?
Non basta ripetersi che cosi' e' e cosi' fan tutti. Proviamo a fare le cose con coscenza chiedendoci perche' le vogliamo fare.
Ognuno puo' e deve pensare per se stesso cosa vuol fare nella vita. Il militare non e' un anno in apnea dove si esce tali a quali a come ci si e' entrati. E' scegliere di imboccare una strada piuttosto che non un altra. Andiamo avanti come su un'autostrada cagata dalla nostra societa': scuola-lavoro-famiglia-morte (il militare rito di passaggio dalla scuola al lavoro). E' difficile imboccare gli sterrati che ogni tanto si intravedono a fianco di st'autostrada. Infatti, considerando il flusso di stronzi che ci corronno a fianco, e' difficile anche solo fermarsi e pensare. Perche' non farlo ora? Evitare il militare puo' essere l'inizio di una nuova vita.

Ci sono cento ragioni per non fare n'e' il servizio militare ne' quello civile. Elencarle tutto non va oltre i miei scopi. Posso pero' elencare i miei motivi personali.
Militare no, non perche' sia contrario alla violenza (anche se e' una cosa di cui farei volentieri a meno) ma perche' l'idea di passare un anno sotto l'autorita' di un qualsiaisi coglione mi ha sempre disgustato. (per lo stesso motivo sto cercando un modo di evitare il lavoro, a confronto evitare il militare sembra uno scherzo). Non solo, ma politicamente non credo che lo Stato sia un patto sociale, ma uno strumento di controllo. Io preferisco non essere parte di quello strumento. Inoltre, non posso dimenticarmi che soldato significa essere un assassino a comando. Gia' non ammazzerei gente che odio, figuriamoci gente che non conosco. E non vale ripetersi che tanto al giorno d'oggi i soldati non ammazzano nessuno. Il principio e' lo stesso. A cosa credi che servano le armi? A dar da mangiare agl'affamati?

Ho rifiutato l'obiezione di coscienza per gli stessi sentimenti anti-statali e anti-autoritari di cui sopra e, secondariamente, per rispetto nei confronti delle persone con cui avrei dovuto lavorare. Il volontariato organizzato e' discutibile ma in alcuni casi accettabile, quello forzato e' semplicemente un controsenso.

Parlo sia dei volontari che delle persone di cui si occupano, siano essi, vecchi, handicappati o semplici utenti di una biblioteca. Obbligato avrei fatto quel lavoro controvoglia, un po' come uno si sorbisce un mese di galera, e magari avrei finito per trattare gli utenti innocenti come un impiegato delle poste ci tratta quando vai a pagare il gas, di merda.

Ora, scartati entrambi i servizi, le scelte possibili sono di nuovo tre (o sempre fatto schifo in matematica):
1 Obiezione Totale
2 Opzione depressione
3 Opzione espatrio.




OBIEZIONE TOTALE
Obiezione Totale e' semplicemente il rifiuto di obbedire all'ordine di scegliere fra servizio militare o civile, generalmente per motivi religiosi o politici. E' una presa di posizione ben precisa e per alcuni un mezzo di lotta politica. In pratica comporta un processo ed il rischio di una condanna dai ... ai ... (vedi nota). C'e' chi non ha scontato neanche un giorno di galera (grazie alla condizionale), c'e' chi se n'e' fatti un po'. Dipende dal giudice, dal caso e dalle ragioni del rifiuto. Se il rifiuto e' di origine politica e' difficile trovare un giudice simpatetico (alla faccia dello Stato laico). Recentemente, se non sbaglio c'e' la tendenza a non dare pene detentive per questo genere di 'crimine'. Se si ha uno spirito di lotta politica o convinzioni religiosi molto forti questa e' decisamente la strada piu' giusta moralmente. Disobbedienza civile non violenta. Personalmente, rispetto chi imbocca questa strada, ma le mie convinzioni politico-religiose tendono piu' verso l'anarchismo di stampo individualista, quindi se posso, evito.
Un'ultima nota su questo argomento: alcuni anarchici semplicemente disertano, senza consegnarsi ai militari (come fanno invece i testimoni), ma andando sottoterra, ovvero imboscandosi fregandosene delle chiamate, finche' non vengono beccati per altri motivi e processati anche per diserzione. Se si decide di fare cosi' allora perche' non espatriare e poi rientrare illegalmente? I rischi di essere beccati sono di gran lunga minori, gli sbirri non ti cercano e le pene casomai ti beccassero sono nulla in confronto alla diserzione.




OPZIONE DEPRESSIONE
consiste nell'inscenare una depressione/pazzia al fine di farsi congedare con i famosi articoli 41-42:

"..." vedi nota

Se uno ha gia' una storia medica documentata di depressione/pazzia puo' provare a presentare i dovuti certificati al Distretto militare e vedere cosa dicono.

Se non lo si e', invece, lo si fa. Diverse leggende popolari tendono a scoraggiare l'imbocco di questa strada, tipo la paura "di essere marchiati a vita", di "non trovare lavoro", "di avere la parola PAZZO stampato sulla carta d'identita'" (non mi sto inventando nulla, queste sono tutte considerazioni che mi sono state poste piu' di una volta, e ogni volta chi me le proponeva era pronto a giurare sulla loro veridicita'). Ricordiamoci che lo stesso mito circolava un po' di anni fa (e forse gira ancora) a proposito dell'obiezione di coscienza. Ora sappiamo che per alcuni lavori (sopratutto se si tratta di post-universitari) l'obiezione di coscienza e' preferita al servizio militare perche' segno di buona volonta' e di esperienza. Grazie a questo mito pero', 10 anni fa, alcuni hanno preferito il servizio militare a quello civile per paura di non trovare lavoro.

I Fatti.
Il motivo del congedo non compare sulla carta d'identita', e nemmeno sul foglio del congedo. Il foglio del congedo reca solo l'indicazione del numero dell'articolo applicato per congedare il militare. E' vero articolo 41 significa congedato per depressione, e' anche vero pero' che un datore non puo' discriminare su una cosa del genere. Per questo e' importante non farsi congedare per pazzia (articolo diverso), ma per depressione, di sua natura temporanea ed assimilabile ad una qualsiaisi malattia fisica. Se propio uno ha la paranoia di non trovare lavoro allora mettianola cosi': se non sbaglio per pazzia ti danno l'invalidita', affanculo il militare e pure il lavoro.

Ritorniamo alla depressione. Ricevuta la cartolina ci si presenta in caserma pronti ad inscenare la gran commedia. Unico limite la propia immaginazione. 2 o 3 casi:

un mio amico e' arrivato in caserma, ha addocchiato un albero nel cortile interno e ci si e' arrampicato su. E' rimasto li' 2 giorni ed 1 notte minacciando di buttarsi, finche' non gli hanno portato il congedo da firmare sull'albero.

Un altro non ha mangiato per un mese, e' arrivato in caserma dicendo solo "sto male, voglio un dottore". L'han mandato a casa un mese. Stessa storia. Altro mese. Dopodiche' ha inscenato un suicidio e l'han congedato.

Un altro ancora e' arrivato in caserma, stava bene, ha fatto tutto quello che c'era da fare, correre, obbedire, sparare, mangiare, e dopo due settimane ha "marcato visita". Al dottore ha detto di star male, di non riuscire a dormire con altre persone nella stanza, di essere sempre stanco. A casa un mese. Visita, congedato.

Sono casi estremi, ma la trafila sembra essere sempre la stessa: si inscena una depressione per vari motivi. Se gli si da' l'idea che tu sei solo un problema, i militari ti mandano a casa per un po' per vedere se va meglio. Dopodiche' si ritorna a farsi visitare (al Distretto della citta' di residenza, non in caserma) e si inscena un "va' peggio". Finche' ti offrono il congedo per motivi di depressione. Una firma e via.

Le obiezioni sollevate a quest'opzione sono sempre le stesse: "se fosse cosi' facile lo farebbero tutti", "se ti scoprono che fingi allora vedi". Ma vedi cosa? Personalmente posso dire che tutte le persone che conosco che ci han provato, ha funzionato. Non ho ancora sentito di casi di falliti tentativi. Se pensi sia difficile inscenare una depressione guardati attorno e chiuditi in te'. Con la merda di vita che ci circonda non e' difficile deprimersi.




OPZIONE ESPATRIO
E veniamo ora all'espatrio, di cui ho esperienza diretta.
Evitare il militare in questo modo significa ottenere un permesso di espatrio per motivi di studio o lavoro e poi starsene all’estero fino al 26 anno d’eta’ o rientrare in Italia ‘clandestinamente’. Sembra difficile. E’ una cazzata.

Inanzitutto i tempi.
Si ha tempo di presentare domanda d’espatrio :

- FINO AL GIORNO PRIMA DELLA CHIAMATA ALLE ARMI, ovvero fino al giorno in cui si riceve la cartolina con l’avviso di presentarsi in caserma (NOTA: non quella della visita, ma quella vera e propia di partenza per la naja)

e

- ENTRO IL COMPIMENTO DEL 25 ANNO D’ETA’

La domanda non e’ nient’altro che un foglio prestampato ottenibile dal propio Distretto Militare (quello in cui si e’ passato la visita). Basta andar li’, chiedere dell’ufficio esteri (o simile) e richiedere un modulo per far domanda d’espatrio. Io al Distretto ci sono andato 3 volte per avere informazioni su sta domanda. Nessuno mi voleva dir niente. Poi ho avuto il lampo, sono andato li’ e ho chiesto dell’ufficio esteri. Miracolo, esiste. Entro ed un tipo superburocrate mi martella di domande inutili ("lei ha un’offerta di lavoro all’estero?" -Si’!) volte a scoraggiarmi. Io non mollo e alla fine mi da’ il foglio di domanda per l’espatrio. Voi andate diretti, non fatevi incastrare, lui la fotocopia di sta domanda ce l’ha sotto il tavolo, entrate quell’ufficio con la missione di fargliela cacciar fuori.

Per ottenere l’espatrio per motivi di studio bisogna continuare gli studi senza interruzzioni in maniera lineare. Ovvero, se uno ha dato la maturita’ nel Luglio ‘98 deve iscriversi al primo anno in un Universita’ all’estero nell' Ottobre ‘98 (o Novembre che sia) e far domanda.

E’ piu’ facile espatriare per motivi di lavoro. Allora, uno piglia e se ne va all’estero (in teoria basterebbe un indirizzo all’estero e qualcuno che ti mandi la posta da li’). I paesi in cui si puo’ entrare, risiedere e lavorare liberamente senza dover chiedere permessi o rendere conto a nessuno sono quelli della Comunita’ Europea. Da notare che alcuni paesi (esempio Gran Bretagna) non fanno differenza fra abitare e risiedere, per cui si ha la residenza dove e quando la si vuole avere, senza pratiche burocratiche, ma semplicemente mettendo un indirizzo dopo il propio nome.

Per ottenere l'espatrio per motivi di lavoro bisogna presentare (sempre al Distretto, ma attraverso l'ambasciata, vedi poi) la sudetta domanda presa al Distretto allegando una CONTRATTO DI LAVORO A TEMPO INDETERMINATO E CONTINUATIVO.

Ora, questo e’ quanto dice la legge e ai militari piace ripeterlo tanto per farti paura e per far vedere che conoscono 2 nuove parole in burocratichese. In pratica, il contratto puo’ essere nient’altro che una LETTERA in cui si dice che Tal dei Tali e’ assunto in modo indeterminato e continuativo a partire dal .... . Per un datore di lavoro estero le parole ‘assunto in modo indeterminato e continuativo’ non significano niente (legalmente e molto spesso anche lessicalmente) e non avra’ nessuna fatica a scrivere una lettera del genere anche se ha intenzione di licenziarvi dopo un mese perche' per la legge del suo paese quella lettera vale giuridicamente zero. Questo senza contare che la lettera lui la scrive nella sua lingua, mentre la traduzione la fate voi (o un amico se avete difficolta') per cui le parole "in modo indeterminatoi e continuativo" possono sempre saltar fuori. la legge non richiede una traduzione ufficiale. Se il vostro datore fa difficolta’ basta ricordargli che non deve scrivere un Contratto di Lavoro ma una semplice lettera per soddisfare i burocrati del vostro paese.

Ora, a questo punto non ci vuole molto ingegno a capire che in casi estremi '0sta lettera puo’ essere, diciamo cosi’, autoprodotta. Gli unici controlli di autenticita’ su questa Lettera di Lavoro che il Distretto e’ autorizzato a fare e’ una telefonata (tramite l’Ambasciata Italiana) a chi ha scritto la lettera (numoro di telefono preso dalla lettera stessa) per chiedere se Tal dei Tali lavora veramente per lui. Basta. Non possono controllare partite IVA per vedere se veramente quella persona ha un Business e ci ha assunto o menate del genere. Non bisogna dimenticare che l’Esercito dello Stato Italiano non ha nessun diritto ad accedere a informazioni riservate di uno stato estero col solo motivo di voler controllare l’autenticita’ di una domanda d’espatrio.

A questo punto uno ha in mano i 3 fogli per presentar domanda ovvero:

1 Il modulo prestampato con la domanda d’espatrio ottenuto al Distretto

2 Una lettera di un ‘datore di lavoro estro’

3 La traduzione (fatta da noi) della suddetta lettera

Basta portare questi 3 fogli all’Ambasciata o al Consolato Italiano piu’ vicino (vedi l’elenco del telefono), dargliele, ed aspettre beati che il foglio d'espatrio ci arrivi a casa.




E POI?
Quello che arriva sara' un congedo temporaneo per motivi d'espatrio. Non c'e bisogno di rinnovarlo, ne' di continuare a lavorare, ne' di risiedere nello stesso posto. L'unico vincolo e' che non si puo' ritornare a risiedere in Italia prima del 26esimo anno d'eta'. Si puo' ritornare in Italia con un permesso di soggiorno (te lo da' l'Ambasciata ogni volta che lo chiedi) per un massimo di due mesi all'anno. Passato il 26esimo anno d'eta' si riceve il congedo definitivo e si puo' riprendere residenza in Italia se si vuole.

Questa la legge. In pratica ci son voluti 5 anni prima che il Distretto notificasse l'anagrafe del mio comune e questa mi mettesse sul registro degli italiani residenti all'estero. Questo significa che io, poco dopo essermene andato ho rinnovato sia carta d'identita' che passaporto (con su la residenza italiana) e con questi avrei potuto vivere e circolare liberamente in Italia, cosa che ho fatto di tanto in tanto. Sono stato fermato piu' volte da Carabinieri e Polizia e mai una volta si sono accorti di nulla, anche inserendo il mio nome nel computer, e anche dopo che l'anagrafe mi aveva finalmente cambiato la residenza.
E' possibile quindi tornare a vivere in Italia in nero subito dopo l'espatrio. Qualche rischio c'e', ma neanche troppo elevato. Se mai mi avessero beccato, infatti, il mio reato sarebbe stato solo quello di essere in soggiorno senza il permesso dell'Ambasciata (gia mi vedo: "ti dico che l'ho perso, ce l'avevo qui, nel portafoglio..."), e non quello ben piu' grave di diserzione. In culo allo Stato.

Onesto Lusso
Londra, Maggio 1998




NOTE:
Mi mancano le leggi per riempire questi buchi. Non ce le ho con me, ma appena torno in Italia vado a rivedermele. Non son sicuro se la legge sia cambiata dal 1992, anno che sono espatriato io. Fatemelo sapere. In ogni caso, fatta la legge si trova la scappatoia.



Commenti
inanzi tutto complimenti per l'idea poi volevo solo dirti che io l'ho fatto ho usato il modo della depressione e facevo l'obiettore di coscenza -all'epoca dovevo fare quasi due anni (ero di marina ..) dopo due mesi di inutilissimo servizio civile ho marcato visita e ho passato qualche giorno nel repartino psichiatrico di un ospedale militare -un'allegria...essendo un obiettore mi trattavano due volte di merda,graduati e quel che peggio, anche le reclute..quando dici le pecore- poi convalescenza e altre visite, certificati e un po' di sceneggiate e alla fine lisac -licenza illimitata senza assegni in attesa di congedo quindi funziona. chiaramente non sono molto preciso su nomi e posti ,anche se sono passati degli anni..
saluti

dr Adder - 21.7.98


 

 

 



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