Derive fra il Traffico

Maid Marian Way è il braccio est dell'anello della città. Negli anni 60 il sogno fascista dell'automobile ha tagliato in due il nucleo medioevale di Nottingham, seppellendolo sotto una lingua di catrame. Come da tradizione, si è dato al mostro un nome legato a quel che si era appena distrutto: Maid Marian, la signora Marianna, la bella di Robin Hood. Oggi Mad Marian, Marianna la pazza: uno dei quattro stradoni dell'anello intasati di macchine sfreccianti che circondano il centro. Al di fuori del cerchio un tot di parcheggi bruttissimi infilati fra i rimasugli medievali e poi via con la prima cintura; al di dentro, il centro cittadino e ancora traffico a manetta.

Upper Parliament Street è il braccio nord dell'anello. Nel punto dove incontra Mad Marian Way c'è una rotonda enorme, verde e ben tosata, con qualche fiore rosso qua e là. Accedervi è impossibile, il flusso del traffico è compatto costante e veloce, molto più veloce delle mie gambe. Sulla rotonda si affaccia il palazzo marrone dell'IBM, orizzontale, due piani di parcheggio e poi due piani d'uffici. Di fronte la sede di una banca. A fianco un parcheggio privato dell'NCP. Le macchine sfrecciano da tutti i lati.
Non so come sia capitato qui, è un posto che ho sempre osservato dall'alto di un pullman, a piedi fa paura. Dalla rotonda parte una terza via che va verso la periferia, Derby Road. La prendo, non ho scelta, i pochi pedoni sono forzati a starsene sul marciapiedi che hanno scelto all'inizio. Stai dove sei. Volevi l'altro lato? Cazzi tuoi. Se proprio vuoi attraversare c'è una striscia pedonale con semaforo in basso, poi, nisba. Tentare una traversata è impossibile. A parte il quasi suicidio che questo gesto implicherebbe, ci sono delle ringhiere parapedone da scavalcare e un muretto di cemento da spartitraffico. La strada in più, sale. Dall'altro lato c'è una fila di negozietti dal mio lato però, niente. Solo negozietti di roba usata: Save the Children, Oxfam.

Giro in una viuzza interna e sbuco su un'altra rotonda ma a traffico zero. Un cerchio cintato di erba verde. Solo erba e qualche albero ai bordi, più una cancellata di ferro con due entrate.
Chiuse.
Perché? Forse è una rotonda storica. Ma esistono?
«Qui ci fu un grande ingorgo nel 1910.»
La targa non c'è. E meno male. Un cerchio perfetto, e in più senza niente in mezzo, non una stupida statua di bronzo, non una panchina, non una fontana, ma solo e semplicemente erba. Ebba.

Una rotonda caduta in disuso. Devo camminargli intorno. Impossibile. La strada che prima gli girava intorno ora è solo usata per tre quarti, con una corsia attiva e l'altra adibita a parcheggio. Le macchine sono parcheggiate col muso perpendicolare alla cinta del cerchio, una a fianco all'altra e i loro musi incazzati quasi toccano la cinta. Impossibile passarci in mezzo. Fare il giro da dietro le macchine non si può, camminerei in mezzo ad una strada e in più non varrebbe niente, non riuscirei neanche a vedere l'erba. Non si può disegnare un cerchio e poi impedire alla gente di girarci intorno. Questo è sadismo architettonico. Macchine, macchine dappertutto, e se non macchine allora mura, cinte e cancelli, il pedone inchiodato sulla sua corsia, il marciapiede, e basta, tutto il resto è suolo non calpestabile. Cazzo di macchine, ho voglia di fare la mia camminata circolare camminando sui loro cofani.

E allora via, a costo di dover fare a botte.
Bum bum bum bum, da un cofano all'altro, qualcuno si affossa sotto il mio peso, i più resistono. Faccio il mio giro come se le macchine non ci fossero e penso: "Le macchine non dovrebbero esserci". Poi penso: "E se arriva qualche padrone? Cosa gli dico, le macchine non dovrebbero esserci?" "mm, no, non gli dico niente".

Buum bum e bum, ho finito il giro, salto giù. Nessuno. Dal Teatro due o tre persone mi guardano da dietro le vetrate fumé. Sono gli inservienti del teatro, due maschere e un cameriere. Faccio due passi verso di loro fissandoli a muso duro. Mi aspettavo di dover litigare con qualcuno dopo la camminata sui cofani ed ora ho un po’ di adrenalina da scaricare. I tre continuano a fissarmi con lo sguardo ebete. Il tipo lancia occhiate nervose alle sue spalle. Rallento il passo. Dietro di lui vedo due tipi che scendono dalle grandi scalinate del teatro. Uno è un'altro cameriere, l'altro è un signore ben vestito sulla cinquantina. Dev'essere un pezzo grosso. Il cameriere mi sta indicando col dito.

Sto per dire: "Ehi, non te l'ha insegnato la mamma che è maleducazione puntare le persone col dito?" ma me ne sto zitto.

I due sono usciti dalla porta e saranno ad una ventina di metri da me. Il pezzo grosso guarda me e la Jaguar parcheggiata intorno alla rotonda. Prima la Jaguar e poi me. Il cameriere sta ancora parlando. Il signore fa sue passi verso la Jaguar, poi si ferma e mi guarda. non sa cosa dire, farfuglia qualcosa e poi urla:

"Ehi tu, vieni subito qui!"

Cristo che fantasia. Io, dopo aver scartato l'idea di spiegargli qulcosa sul terrorismo

architettonico e sulla bellezza di camminare in cerchio, mi ero già preparato qualcosa da dirgli un po’ più terra-terra: "Cazzo urli vecchio, ho solo dato un bacetto alla tua macchinina coi miei stivali" - e alzo in alto una gamba. Il tipo è paralizzato, isterico, gira la testa a destra e sinistra, poi urla al cameriere: "Vai a chiamare qualcuno, svelto!" Quello schizza, e anch'io penso che sia venuto il momento di schizzare. Indietreggio qualche passo , poi mi giro e cammino svelto. Mi guardo le spalle, due o tre tipi stanno uscendo di corsa dal teatro, sembrano dei buttafuori e hanno l'aria incazzata. Cristo, corro via più veloce che posso ma non ho fiato. Infilo la prima stradina e mi ritrovo su Derby Road, svolto in su, corro in salita,. Non ce la faccio, la strada è lunga, io non ho fiato e io tipi staranno quasi per spuntare. Al mio fianco c'è il muretto di cinta della Chiesa Cattolica, provo a saltarlo, ce la faccio. Poi striscio fino alla porta. Provo a spingerla. È aperta! Forse mi hanno visto entrare. Vago per la chiesa cercando un posto per nascondermi. È una chiesa grande, con molti scomparti, o almeno sembra. Ci sono un tot di nicchie e nicchiette. L'organo suona ma dell'organista neanche l'ombra. Cammino fra i banchi vuoti guardandomi le spalle, poi entro in una cappelletta e mi siedo. Il cuore batte a tremila, le gambe non le sento più, cazzo, non sono fatto per ‘sti sforzi fisici. Guardo il Gesù bambino in mano alla Madonna che mi sorride. Penso, "ridi, ridi che la mamma ha fatto i gnocchi".

Una mano mi si appoggia sulla spalla. Cazzo!

Mi giro di scatto, spaventato.

Una signora sui 60 anni, occhi da pazza, capelli arancio-grigi, mi fissa. Ha una mano tesa verso di me con 50p fra le dita: - "Hai da cambiarmi questo 50p figliolo, mi servono degli spiccioli per le candele?" La fisso stralunato. Ha un accento irlandese così forte che l'ho capita a malapena.

Infilo la mano in tasca e tiro fuori una manciata di monetine, chiavi, tappi di bottiglia, pezzi di fazzoletto di carta e volantini. Vorrei chiederle perché non accende una candela senza star lì a far un'offerta oppure perché non mette i suoi 50p come offerta, ma lascio perdere, 'che sennò la vecchia attacca bottone e poi non me la stacco più. Mugugno soltanto un "sì, ce le ho". Le porgo i soldi con la mano, lei deposita il 50p nella mia e prende i pezzi piccoli. Intanto continua a fissarmi dritto in faccia. Con la mano mi fa una carezza, si sporge verso di me fino ad arrivarmi all'orecchio e mi fa: "Sai, ti ho visto prima, mentre saltavi su quelle macchine" La guardo negli occhi, non dico niente.

"Odio le macchine", continua lei, "Dio ti benedica, tu sei un uomo buono". Poi si gira, infila i soldi nella buca delle offerte, accende una candela, l'infila nel candelabro e si inginocchia.
"Cazzo d'irlandesi" penso io, mi alzo ed esco fuori nel traffico inferocito dell’ora di punta.

  
  

dade fasic per la NPU
Illustrazioni:celle da A road raging party,una prossima animazione della NPU
Pubblicato per la prima volta nel numero 2 delle NPU Stories, 1997

 


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